Cogli l'attimo che fugge!
La realizzazione di qualcosa è solo l'ostinazione di qualcuno che credeva in ciò per cui gli altri gli consigliavano di smettere
Il momento peggiore di un lutto, spesso è l'iter burocratico che ne segue; l'incapacità di gestire le situazioni e organizzarsi la vita di chi, come te, sta male. Solo che "Tu sei forte", "tu queste cose le sai"....le cose si sanno se ci si informa. Sono stufa di chi con le responsabilità gioca alla "patata bollente". Stufa di chi ha sempre una scusa per delegare. Stufa di chi non fa altro che dispensare buoni consigli (sbagliati), come conoscesse la Verità piena delle cose. Stufa di chi non ha un cazzo a cui pensare se non farsi i cazzi altrui (senza sbrigarsi i propri). Sono stufa di tutto. Voglio andarmene da questa realtà che non mi appartiene, che non mi "dà" nulla, ma mi toglie e basta: forza, tranquillità, serentià. Adesso sono tutti bravi a battere il petto e piangere, ma mia madre ero io a conoscerla (io e poca altra gente) e voi, che adesso vi sentite pieni di sensi di colpa e i prodi di un dolore che sentite sordo, non avete fatto mai un passo verso di lei; da lei avete sempre e solo preso, sempre e solo approfittato della sua generosità, del suo mettersi sempre in secondo piano nei bisogno, nei doveri. Voi, siete solo dei bastardi...e il dolore che sentite, in realtà, ha un altro nome, si chiama "Senso di colpa", viene a chi improvvisamente si è reso conto che è troppo tardi e che non ci saranno più possibilità. Io sono quella forte, certo. Io ho perso l'unica persona che per me significava Famiglia (nel senso stretto del termine). Ho perso la persona a cui raccontavo quello che studiavo; quella che prima di qualsiasi cosa mi salutava e chiedeva come stavo e come era andata la giornata. Ho perso mia madre, che sapeva che il martedì e il giovedì c'è karate e ju jitsu, che a volte il martedì c'è calcetto; che sapeva che se vado a studiare in biblioteca è perchè mi concentro meglio e che ci sono meno distrazioni, che non la faceva una cosa personale. Ho perso la mia confidente, la mia guida. E quando sono persa tra le scartoffie della banca, dell INPS, IRPF, 740, PAtronati e cazzi vari, non ho più lei che sapeva darmi una risposta o proporre una soluzione; ma ho un uomo che non ha un minimo senso pratico, nè della realtà, nè dell'organizzazione, Troppo comodo battersi il petto ora e dire "Anche io ho perso...." un parente che è solo nominale, non è la stessa cosa... perchè dire "era mia moglie" oppure "era mia madre", se poi non l'hai mai tratta da tale è solo inginocchiarsi davanti all'altare e battersi il petto. Neppure che non voleva il funerale sapevate. Neppure il senso di una delle foto che amava di più conoscete. E allora che senso ha? Che ipocrisia è? Allora hai perso solo la persona che ti sopportava giorno e notte, che ti cucinava, stirava e organizzava la vita. Bhè io non starò qui a prendere il suo posto, VE LO SCORDATE PROPRIO!!!! Ho perso la mia famiglia, che era mia madre...il resto è vuoto e anagrafe.
Stasera è il momento di sedersi e scrivere. Respirare a fondo...cercare di rendersi conto di quel che è successo. Mamma è morta. All'improvviso, il cuore non ha retto. Forse lei non voleva lottare più. Era stanca, tanto. E la malattia, su di lei, aveva trovato terreno fertile. E ora tu che eri la mia famiglia, la sola che ritenevo veramente tale (come luogo in cui si nasce e cresce), non c'è più. Io non so se il futuro porterà ad aggiustare il resto delle cose, so che tu mi mancherai. Ma so anche che nel vento, nel cuore, nella musica, continuerai ad essere qui, con me, sempre. Con l'ultima immagine che ho di te, in quel letto d'ospedale, da cui, prima di andare a lavoro, mi hai regalato una linguaccia e un sorriso. Perchè lo so che se lottavi non lo facevi per te. Spero di essere riuscita a ricordare bene le tue "ultime volontà" e so che sarai contenta di di andare per il mare. Ovunque tu sia, fagli tutte le domande che ti sei sempre posta e senti la risposta e vai a vedere Parigi e tutti i posti che la vita non ti ha riservato di vedere, fallo e poi una notte mi dirai come sono, ok?
Sto scrivendo, perchè solo così riesco a sfogare, perchè così mi hai insegnato tu. Forte come la roccia e malleabile come l'acqua e così, come mi hai cresciuta, andrò. Perchè se sono la persona che sono, lo devo soprattutto a te e, mai come in questi giorni, mi rendo conto di essere una bella persona e di essermi circondata di persone stupende.
E vi ringrazio tutte amiche mie, di essere state lì. Anche di aver preferito un sms alla chiamata, avendo capito il momento. Vi ringrazio angeli preziosi, di avermi dato e di darmi la forza per fare tutto quello che sto facendo e che affronterò.
Qui lascio la tua sonata, il tuo Debussy....Sempre con te....
Non tedierò il mio blog con commenti relativi alla vicenda Berlusconi e Consorte. Ma vorrei appuntare solo una cosa, più per i posteri forse.
Il Premier ha chiesto che su questa vicenda del divorzio venisse mantenuto il riserbo, che fosse rimasto tutto privato, MA:
Il giornale di oggi, DNews aveva circa 6 pagine che parlavano di lui, con tanto di foto a colori bello e sorridente (che sotto campagna elettorale non è un po' azzardato?)
Ha detto che perdonerà Veronica (ma perchè è LUI che deve perdonare LEI? Ok che se te lo sei sposato, tanto normale non sei, ma comunque non deve essere stato facile vivere con uno psicopatico come lui) solo se lei farà PUBBLICHE SCUSE: ma come prima chiedi riservatezza e poi perdoni tua moglie se ammette l'errore in pubblica piazza?
Mi chiedo, a questo punto, dove arrivi la verità di una donna che si è rotta il cazzo di avere accanto a se un demente, o se anche lei faccia parte di quella manovra politica per fargli vincere le ennesime elezioni basate tutte su una campagna elettorale dell'apparire (visto che nonostante tutto, a quanto pare, gli italiani continuino ad adorarlo). Del resto se un giornale di 20 pagine, dedica un terzo di esse a lui con tanto di foto, c'è da chiedersi gli altri partiti che fine faranno. Io personalmente se dovessi immaginare Franceschini faccio fatica a ricordarmi il voto e, credetemi, queste in una società dell'immagine e dell'apparire come la nostra, CONTA e anche parecchio!
Può suonare controtendenza, ma il discorso non fa una piega...
"Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.
Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.
Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.
C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?
Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.
Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.
Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.
Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.
Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.
Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.
Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.
Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.
Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde."
Duramente ripreso dal capo della Protezione civile Bertolaso
L'esperto denunciato per il suo allarme
«Confermo: lo si poteva prevedere»
Giampaolo Giuliani aveva detto: «Ci sarà un sisma disastroso». Ora ribadisce: «Loro sapevano»
MILANO - Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, inviperito martedì 31 marzo si era scagliato contro «quegli imbecilli che si divertono a diffondere notizie false», chiedendo una punizione. Tra gli «imbecilli» c'era Giampaolo Giuliani, ricercatore che, in seguito allo sciame sismico che sta interessando l'Abruzzo da più di un mese, aveva lanciato l'allarme: la regione sarà colpita domenica 29 marzo da un terremoto «disastroso». Giuliani è stato denunciato per procurato allarme. E Bertolaso ha ripetuto che «lo sanno tutti che i terremoti non si possono prevedere». Invece Giuliani ora dopo il dramma conferma: «Non è vero, noi l'avevamo previsto»
LA DENUNCIA: «SI POTEVA CAPIRE» - Oggi, dopo la tragedia, Giuliani parla con amarezza: «C'è il rischio che domani mi mettano in galera - dice - ma confermo: non è vero, è falso, che i terremoti non si possono preveder. Sono 10 anni che noi riusciamo a prevedere eventi di questo tipo in una distanza di 100-150 chilometri da noi. Da tre giorni - continua- vedevamo un forte aumento di radon, al di fuori della soglia di sicurezza. E forti aumenti di radon segnalano forti terremoti. Questa notte il mio sismografo denunciava una forte scossa di terremoto e ce l'avevamo online. Tutti potevano osservarlo e tanti l'hanno osservato. Poteva essere visto se ci fosse stato qualcuno a lavorare o si fosse preoccupato. Abbiamo vissuto la notte più terribile della nostra vita, sono sfollato anche io... Questi scienziati canonici, loro lo sapevano che i terremoti possono essere previsti».
ALLARME - Nella notte del 29 marzo c'era infatti stato a Sulmona un terremoto di 4 gradi della scala Richter. Questo e la «profezia» aveva fatto scattare il panico tra i cittadini di Sulmona e dintorni. L'analisi di Giuliani era basata sull'analisi di un gas radioattivo, il radon, che si libera dal sottosuolo quando le faglie vengono attivate il gas trova una via di fuga giungendo in superficie. Giuliani aveva dato anche un'indicazione precisa dell'allarme: da lì a poche ore. Il sisma però non era avvenuto. Ma la terra si è scatenata circa una settimana dopo. E ora le polemiche divampano. Anche se, per onestà, occorre dire che un conto è dire «ci sarà un terremoto», un altro è dire con precisione in quale zona colpirà e soprattutto quando. Per evitare di far evacuare migliaia di persone per settimane intere prima che succeda effettivamente qualcosa.
Kabul, 31 mar. (Adnkronos) - Il presidente afghano Hamid Karzai viene accusato di aver firmato una nuova legge sul diritto di famiglia che legalizza lo stupro nell'ambito del matrimonio e impone alle donne di chiedere al marito il permesso per uscire di casa. Il ministero della Giustizia ha confermato che Karzai ha firmato la legge a marzo, ma ha aggiunto che il testo non verrà pubblicato fino a quando non verranno risolti alcuni "problemi tecnici". A denunciarne i contenuti sono intanto fonti dell'Onu, attivisti per i diritti umani e deputate donne afghane. "E' peggio che sotto i talebani", commenta amara la senatrice Humaira Namati.
Secondo quanto scrive il quotidiano britannico 'The Guardian', la legge servirebbe al presidente Karzai per assicurarsi i voti di settori conservatori, come le minoranze hazara e sciita, alle elezioni presidenziali di agosto. La vicenda appare imbarazzante per le forze internazionali che sostengono il governo Karzai, e viene alla luce nel giorno in cui si apre all'Aja la Conferenza internazionale sull'Afghanistan.
Il permesso dei mariti per uscire di casa, si ritiene, servirà anche per andare al lavoro, studiare o recarsi dal medico. E in ogni caso la moglie non potrà rifiutarsi di aver rapporti coniugali con il marito. Un documento informativo preparato dall'United Nation Development Fund for Women denuncia intanto che la nuova legge affida la custodia dei figli solo al padre e ai nonni maschi. Provvedimenti chiaramente in contrasto con la garanzia di parità di diritti fra i sessi contenuta nella costituzione afghana e in diversi trattati internazionali cui ha aderito il governo di Kabul.
Secondo la deputata Shinkai Zahine Karokhail, la legge è stata approvata con tempi rapidissimi e praticamente senza dibattito. "Volevano passarla come fosse un negoziato segreto"- ha spiegato- "c'erano molte cose che volevamo cambiare, ma non volevano discuterne perché Karzai vuole compiacere gli sciiti". Un'altra deputata, Shukria Barazkai, sostiene invece che nel dibattito la legge è stata migliorata, innalzando l'età minima per il matrimonio delle donne da nove a 16 anni.
Il deputato Ustad Mohammad Akbari, leader del partito Hazara, conferma il favore con il quale la legge viene accolta dalla sua minoranza. "Uomini e donne hanno gli stessi diritti sotto l'Islam, ma vi sono differenze nel modo in cui Dio li ha creati", dichiara, sostenendo che il provvedimento difende i diritti delle donne.
Secondo Akbari, la legge prevede che la moglie possa rifiutare al marito rapporti sessuali se è malata o se ha un'altra ragionevole "scusa". E inoltre, bonta' sua, una donna puo' uscire di casa senza permesso in caso di emergenza. Per ora la comunita' internazionale tace. Fonti diplomatiche riferiscono al Guardian che le ambasciate a Kabul interverranno solo quando la legge sara' pubblicata.
Quando un popolo, divorato dalla sete della libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quante ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, son dichiarati tiranni.E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari e non è più rispettato, che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui; che i giovani pretendono gli stessi diritti, le stesse considerazioni dei vecchi e questi, per non parere troppo severi, danno ragione ai giovani.In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo né rispetto per nessuno. In mezzo a tale licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia.
Il JÅ«jutsu (柔術), conosciuto anche come Jujitsu, è un'arte marziale Giapponese, il cui nome significa letteralmente jÅ«: flessibile, cedevole, morbido e jutsu: arte, tecnica, pratica. Veniva talvolta chiamato anche taijutsu (arti del corpo) oppure yawara (sinonimo di jÅ«).Il jÅ«jutsu era praticato dai bushi (guerrieri) che se ne servivano per giungere all'annientamento fisico dei propri avversari provocandone anche la morte,a mani nude o con armi. Il jÅ«jutsu è un'arte di difesa personale che basa i suoi principi sulle radici del nome originale giapponese: HEY YO SHIN KORE DO, ovvero "il morbido vince il duro". In molte arti marziali, oltre all'equilibrio del corpo, conta molto anche la forza di cui si dispone. Nel Ju Jitsu, invece, la forza della quale si necessita proviene proprio dall'avversario. Più si cerca di colpire forte, maggiore sarà la forza che si ritorcerà contro. Il principio, quindi, sta nell'applicare una determinata tecnica proprio nell'ultimo istante dell'attacco subito, con morbidezza e cedevolezza, in modo che l'avversario non si accorga di una difesa e trovi, davanti a sé, il vuoto.